Racconti a frammenti

Bye bye Baby

Frammento 1

– Questa è l’ultima volta. Non ci sarà un altro appuntamento. – Lo sguardo come una lama spezzava in due lo specchio alla parete. Il suo viso nel verde brillante della sciarpa fatta a mano si torceva, cercando di contenere la determinazione. Il locale era avvolto dai vapori dei caffè e delle chiacchiere chiassose degli avventori. Il riflesso della sua immagine lo lasciava indifferente. Non si riconosceva. Era intrappolato nei pensieri ossessivi, da quella voce che ripeteva frasi come mantra. 

– Cosa ti porto? – 

Da sopra la sedia spuntarono due seni impertinenti, stretti in poco tessuto, di pessima qualità. D’altronde non c’era bisogno di arricchire tanta abbondanza.

– Sto aspettando un’amica. – Gli occhi fissi, latitudine paradiso.

– Capisco, ma qui non è una sala d’aspetto, o consumi o lasci il posto. – La voce scontrosa ruppe l’incantesimo. Alzò lo sguardo e rimase deluso come su un atollo solitario quando ti accorgi, dopo poco, di averne già abbastanza.

– Un chinotto, allora. – Coda di cavallo tiratissima, rossetto volgare, cicca masticata con troppo entusiasmo.

– Una coca o una gassosa. L’ultimo chinotto l’abbiamo venduto il secolo scorso. – 

– Vada per la coca, ma senza aggiunte. Né limone né ghiaccio. – Non aveva concluso che già, senza dispiacersene, gli mostrava l’altra parte del paradiso, che sbatteva a destra e a manca, incedendo tra le sedie. Uno sbatter di culo mozzafiato. In fondo, pensò che le si potesse condonare il resto. Il campanello sulla porta lo riportò al motivo che lo aveva condotto in quel baretto affollato, proprio qualche giorno prima di Natale. A varcare la soglia, però, non era lei, ma una coppia sommersa da pacchetti dorati con fiocchi rossi. Loro non lo avevano mai fatto, non si erano mai concessi un pomeriggio a comprare pensieri inutili per amici e parenti. Lei condanna il consumismo, salvo poi incazzarsi se non azzecchi il suo regalo. Quante scene per il primo paio di orecchini in plastica – ma l’oro non era un lusso borghese? – o per i guanti in pelliccia – eh sì, è pure animalista – o per la lampada da tavolo. Anche per quella aveva avuto da ridire. – Ti serve per leggere, ci passi le ore a cavarti gli occhi su quei maledetti libri. – Aveva cercato di convincerla della bontà della sua scelta. Eh no, invece no, proprio quell’anno, si aspettava l’anello, il cappio al dito dopo cinque anni di sesso che riteneva di avergli elargito generosamente. – Tu non credi a questi ruoli imposti dal patriarcato. – Aveva cercato di defilarsi, rinfacciandole tutte le volte che gli aveva rotto le palle per un gesto gentile, interpretato come uno sfoggio inutile della sua mascolinità o per quella volta che lo aveva deriso perché aveva dichiarato la sua volontà di prendersi cura di lei. Alla fine, aveva capitolato e non le aveva comprato più nulla, non mettendo in conto i musi lunghi che si sarebbe dovuto sorbire alle ricorrenze. Certo, se fosse stata più semplice, le avrebbe regalato un profumo o dei fiori, persino un anello, e avrebbero concluso i festeggiamenti a letto, senza complicazioni o prolisse spiegazioni circa le motivazioni profonde che lo avevano spinto a regalarle quella cosa, piuttosto che un’altra.

In verità, non ci azzeccava mai e per sfinimento le dava ragione, le sue analisi spicce avevano trovato corrispondenza nella sua remissività. Obbediva per non affrontarla, per non incazzarsi e confrontarsi con la rabbia che non sapeva gestire. 

– Sono quattro euro. – Unghie laccate di rosso acceso conquistarono il tavolo e, come artigli, piantarono nel mezzo lo scontrino per l’incasso, prima di cedere la consumazione.

– Tenga il resto. – Lasciò la mancia non per gentilezza, ma per compensare la volgarità della transazione anticipata. – Siamo in un mondo dove non si dà fiducia nemmeno per pochi spicci. – Pensò amaramente. La cola, ovviamente, era ghiacciata e tra gli iceberg veleggiava una fetta di giallo limone. Guardò sconsolato il liquido melenso dal colore colloso e si lasciò cadere sullo schienale. Drin! Alzò lo sguardo e si perse nel movimento deciso della porta che si spalancava.

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